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Il trekking biblico

Quando alcuni mesi fa mi fu proposto di partecipare a questo programma non esitai ad aderire. In realtà il titolo ancora non c’era e neppure il programma esisteva, c’era solo una vaga idea di un cammino adatto anche a persone che avessero poco allenamento o attitudine al camminare, che avesse un basso costo per essere accessibile ai più e che contenesse nel suo itinere diversi momenti di confronto sui temi biblici. I conduttori sarebbero stati Padre Ermes Ronchi e Marina Marcolini, due persone speciali conosciute lo scorso anno e con cui, da subito, si erano create le basi per una concreta collaborazione, ma sopratutto, una bella e solida amicizia.

Nel settembre passato, avevamo registrato insieme  una puntata di Rai Uno per la trasmissione “ A sua immagine” condotta da padre Ermes  durante la quale mi avevano coinvolto per parlare di cammini e ora, a distanza di un anno, arrivava un nuovo invito a collaborare per promuovere le pratiche del vivere sostenibile e del camminare.

 

Da parte mia , appena ricevuta la bozza del programma biblico, mi ero adoperato per presentarlo attraverso gli strumenti mediatici  a disposizione della ns associazione montagne di legami. Il titolo era molto importante e per alcuni aspetti anche impegnativo, specialmente per chi refrattario ai temi religiosi e ciò mi faceva immaginare che non avrebbe riscosso troppa attenzione. Ma per me  , allo stesso tempo, questo motivo rappresentava una sfida verso chi  aveva troppo presto deciso di  bloccarsi davanti ad un titolo. La presentazione , volendo leggerne il valore reale delle parole che la componevano , poteva far comprendere quanta ricchezza avrebbe offerto un esperienza simile. Pazienza, io avevo deciso ,non sarebbe stato certamente il silenzio del pubblico a farmi desistere dallo scopo, un cammino particolare che arrivava in un momento particolare : giorni difficili e impegnativi in cui ci si divideva su molti fronti impegnando tutte le energie possibili e anche quelle che non c’erano mentre su certi progetti  di solidarietà regnava un indifferenza della comunità veramente sconcertante e deprimente.

Ma ormai è assodato che ogni situazione non arriva per caso, nulla è per caso. Preparo lo zaino, rinuncio all’ultimo momento all’idea di viaggiare con il mio mezzo preferito, il treno, a causa di contrattempi sul lavoro ma decido di condividere il mio veicolo e il viaggio offrendo un passaggio ad una coppia di signori albanesi che salgono a Vicenza per fare visita alla figlia. Trascorreremo alcune ore insieme, coincidenza vuole che il mio rientro in Toscana avvenga, come per loro, alla domenica   e alla fine saranno otto ore passate insieme a confrontarci su vari temi con visioni diverse legate alle proprie radici, un viaggio nel viaggio, un altro piccolo tassello di quella sana curiosità che anima chi ama viaggiare lasciando il certo per l’incerto.  

Ma il viaggio si alimenta di altri eventi; salgo sul mio furgone e mi squilla il cellulare , dall’altra parte una voce femminile mi dice di chiamare per conto di una realtà nazionale della comunicazione : in un primo momento penso ad uno scherzo o di avere capito male e chiedo di ripetere; avuta conferma ma senza troppo comprendere il senso di quella telefonata decido di offrire attenzione all’interlocutrice. Sembra un film già visto un anno fa e dopo venti minuti di conversazione sono dentro un bel progetto...

Si parte e mentre guido la mia mente viaggia verso scenari nuovi immaginando, come mio solito, chi coinvolgere, con chi condividere la nuova avventura che dovrò affrontare nelle settimane successive ,ma  ciò che soddisfa di più è una piccola grande rivincita con chi alcuni mesi fa aveva messo in discussione un mio progetto con una realtà italiana di organizzazione di viaggi a piedi.

Il piacere sottile ma immensamente grande che il guardare oltre ci offre e ci permette di cogliere  inaspettate opportunità.

Il viaggio scorre lineare e con i compagni di viaggio, fatti salire alcuni chilometri più avanti, in quattro ore siamo a Vicenza.

L’amica Marina mi offre la sua  gentile ospitalità e approfittiamo per affrontare gli ultimi particolari organizzativi del trekking.

La mattina dopo, sveglia di buon ora e trasferimento, mentre sorge un alba bellissima, verso Montecchio dove ci ritroveremo con il resto del gruppo.  Un abbraccio a padre Ermes che rivedo con grande piacere e poi si compie il rituale di saluto tra i partecipanti ormai diventato consuetudine dopo averlo ricevuto in regalo da un amico reggiano tempo fa. Un modo particolare di presentarsi per rompere le tensioni iniziali di chi si incontra per la prima volta e per memorizzare velocemente i nomi degli altri compagni di viaggio.

Una breve introduzione delle guide spirituali e conduttrici del viaggio e via, si parte! Tre giorni intensi , persone stupende , alcune con storie anche drammatiche , un gruppo di circa 22 anime   con età tra i 30 e gli ottanta anni e formato per due terzi da donne oltre a due religiosi e un mangia preti ( ma forse più per posa che per convinzione...).  I paesaggi, morbidi e colorati d’autunno si alterneranno a momenti di letture , di confronti, di pratiche silenziose, di preghiere , tutto con estrema leggerezza ma anche con grande concentrazione. Potrei rammentare  tutte le splendide figure che hanno condiviso questa esperienza  , ognuna con le sue sensibilità e ricchezze e come dirà alla fine Marina ..”un gruppo che al termine del viaggio si è fatto comunità”... La penultima sera , ospiti del convento di S.Maria del Cengio, abbiamo un evento programmato, musica e parole per affrontare da varie visuali il tema del cammino. Chi racconterà il suo ritorno da Santiago, chi di progetti umanitari, chi di viaggi di ricerca territoriale e poi sarà il mio turno.

E’  un intervento troppo sentito il mio , conseguenza di quanto vissuto nelle settimane precedenti e che con difficoltà ho affrontato, che andrà un poco controcorrente mettendo in evidenza aspetti del mondo dei pellegrini che spesso limitano l’esperienza vissuta e la sua potenziale ricchezza al solo momento in cui si indossano gli abiti del camminante . Un punto per me assai fondamentale nel percorso personale di cammino quotidiano e che in ogni momento propizio non perdo l’occasione per rammentarlo. Il tema che mi è stato permesso scegliere verte proprio su ciò che muove il cammino dopo che si è giunti alla meta , ciò che si può sviluppare nella vita di ogni giorno. Colgo allora l’occasione per toccare un tema a me caro, quello della guida appena pubblicata sulla via del Volto santo e la campagna collegata per la raccolta fondi per le popolazioni piacentine alluvionate( in realtà mentre sto scrivendo scorrono le immagini di una interminabile e diffusa alluvione che queste piogge improvvise e inconsuete da diverso tempo provocano  in tutta l’Italia). Il pubblico affronta l’argomento con grande sensibilità e aderisce a questa proposta ma la cosa sorprendente , e neppure tanto considerando la bontà d’animo della donna, è che una partecipante al trekking , una donna particolare, sensibile e  con un grande problema di salute, la mattina dopo, mi chiama da parte e mi offre una somma di denaro da devolvere agli abitanti colpiti dall’evento meteo. Un gesto che mi lascia stordito e mi fa riflettere , mi convinco ancora di più che il vero cammino non è quello con lo zaino e gli scarponi ma quello quotidiano. il cammino a piedi è una straordinaria esperienza che è permessa solo ai fortunati che hanno tempo e salute per farla come ne ho avuta io e che hanno il dovere morale di condividerla con la comunità affinchè altri si mettano in cammino , con o senza gli scarponi.  Camminare a passo lento ci aiuta ad allenare la vista anche ai più piccoli particolari, sfumature , dettagli che ci saranno utili per cogliere visuali lontane e lavorare con gli altri e con noi stessi per andare oltre ciò che vorremmo nell’immediato.

Ancora una volta una grande esperienza vissuta in cammino ascoltando il proprio sentire , lasciando il certo per l’incerto e lasciando aperta la porta del cuore.  Camminante non esiste il sentiero, il Cammino si fa camminando!   Grazie Ermes , grazie Marina! Nino     

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